Verucchio ha commemorato l’82° anniversario dell’eccidio dei Nove Martiri
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Le iniziative di sabato 19 e domenica 20 settembre, il discorso della sindaca Lara Gobbi e le immagini della cerimonia
21 Settembre 2026
Descrizione
Sabato 19 e domenica 20 settembre 2026 Verucchio ha commemorato l'82° anniversario dell'eccidio dei Nove Martiri.
Sabato 19 settembre l'ANPI Verucchio "Alberto Brigi" con il contributo della Regione Emilia-Romagna (legge 3/2016), il patrocinio del Comune di Verucchio, la collaborazione del Circolo Ricreativo Culturale Villa Verucchio, ha proposto un pomeriggio articolato in tre momenti.
Alle 15.30 c camminata guidata sui luoghi dei Nove Martiri; alle 17.30, nella Sala Magnani di Piazza Malatesta, inaugurazione della mostra “Le 21 madri costituenti” dedicata alle donne che nel 1946 entrarono nell'Assemblea Costituente; alle 18.30 al Teatro Eugenio Pazzini lo spettacolo “Settembre”, di e con Marco Moretti e Marco Giulio Magnani.
Domenica 20 settembre l'amministrazione comunale di Verucchio ha tenuto la cerimonia ufficiale di commemorazione dell’eccidio perpetrato il 21 settembre 1944 alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, dei rappresentanti delle Forze dell’Ordine e delle Associazioni combattentistiche e d’Arma, dei famigliari dei Nove Martiri.
Il programma prevedeva:
• Ore 10:45 Ritrovo in piazza Malatesta
• Ore 11.00 Celebrazione della Santa Messa in Suffragio dei Nove Martiri nella Chiesa Collegiata
• Ore 11.50 Deposizione di una corona d'alloro presso il cippo eretto in memoria dei Nove Martiri nel parco a Loro intitolato.
Per il Comune di Verucchio, oltre alla Sindaca Lara Gobbi, c'erano di Assessori e numerosi Consiglieri Comunali. La Provincia di Rimini era rappresentata dalla Consigliera Manuela Guaitioli. La cerimonia è stata accompagnata dalla "Banda Musicale Città di Verucchio".
Si ringrazia Manuel Migliorini @Adriapress per il servizio fotografico.
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Il discorso pronunciato dalla Sindaca di Verucchio Lara Gobbi
Autorità religiose, militari e civili,
rappresentanti dell’ANPI Verucchio,
familiari dei Nove Martiri,
rappresentanti delle Forze dell’Ordine e delle Associazioni combattentistiche e d’arma,
care cittadine e cari cittadini,
desidero innanzitutto ringraziare tutti voi per essere qui oggi, per condividere questo momento così importante per la nostra comunità.
Un grazie speciale va alla Banda Città di Verucchio, che ogni anno accompagna con la propria musica questa commemorazione.
E naturalmente rivolgo un sentito ringraziamento ai familiari dei Nove Martiri di Verucchio, per la loro presenza, e a tutti i cittadini che hanno accolto il nostro invito.
82 anni fa, il 21 settembre 1944, qui furono fucilati nove innocenti. Si chiamavano Antonio Achilli di 55 anni; Lazzaro Berardi, 56 anni; Giuseppe Bracchini, 28 anni; Luigi Brigi, 58 anni; Pietro Celli 63 anni; Luigi Filippi, 66 anni; Primo Foschi, 31 anni; Paolo Moretti, 57 anni; Gregorio Zavatta, 53 anni.
Fu l’ultimo, disumano colpo della guerra su Verucchio, che proprio qual giorno venne liberata dalle truppe alleate.
Molti di noi, me compresa, nel 1944 non erano ancora nati. Eppure sentiamo ancora forte e profondo il dolore di quella tragedia, insieme alla rabbia per quella violenza e, allo stesso tempo, alla gratitudine per i sacrifici e le sofferenze sopportati dai nostri concittadini di allora.
Questo significa avere viva in noi la memoria di ciò che è stato.
Ed è proprio la storia dei Nove Martiri a ricordarci quanto la memoria sia importante.
La storia, soprattutto nelle sue pagine più dolorose e più buie, deve essere maestra di vita. Deve indicarci la strada da seguire per non ripetere gli errori del passato e per costruire una società sempre migliore.
Questo, credo, sia il debito che abbiamo nei confronti delle future generazioni.
Per questo sono particolarmente lieta quando vedo partecipare a queste commemorazioni anche i giovani. La loro presenza significa che stiamo adempiendo al nostro dovere: quello di trasmettere una memoria che non appartiene soltanto al passato, ma che parla direttamente al nostro presente e al nostro futuro.
Gli insegnamenti della storia si imparano e si tramandano attraverso la memoria, lo studio, la partecipazione e l’esempio.
Commemorare le vittime innocenti della guerra deve aiutarci a rifuggire la violenza, a respingere l’odio, a rifiutare ogni forma di sopraffazione e di cattiveria.
Perché se non sapessimo trarre un insegnamento da quelle morti, se non fossimo capaci di trasformare il ricordo in responsabilità, allora quelle vite rischierebbero di essere state sacrificate invano.
E noi non dobbiamo permetterlo.
I nostri Martiri, come tutti coloro che hanno pagato con la vita il prezzo della guerra e dell’oppressione, rappresentano per noi un esempio di sacrificio e di coraggio.
Sono parte della storia di una liberazione che pose fine a una guerra ingiusta, voluta da un regime dittatoriale dopo un ventennio di privazioni: privazione della parola, del pensiero, della legalità, dell’eguaglianza, della libertà.
Vent’anni di oppressione e persecuzioni, di guerre d’aggressione contro altri popoli fino alla tragedia più buia, la guerra civile che ha straziato la nostra Italia.
Da tutto questo siamo stati liberati il 21 settembre 1944, ma pagando un prezzo intollerabile.
E non dobbiamo mai dimenticarlo.
Da allora, il nostro compito è anche quello di vigilare affinché ciò che è stato non possa ripetersi e affinché nessun regime autoritario possa mai più tornare a privare le persone della libertà e della dignità.
Lo spettro della guerra non cessa di perseguitarci anche in questa nostra epoca e anche in questa nostra Europa. La democrazia e la pace possono essere perdute anche lentamente, anche attraverso l’indifferenza.
Ed è proprio questo, allora, l’invito che voglio rivolgere oggi a tutti noi: non essere indifferenti.
Essere sempre vigili.
Avere il coraggio di prendere posizione.
Respingere ogni sopruso, ogni violenza, ogni ingiustizia.
Difendere la democrazia e contrastare ogni forma di autoritarismo.
Questa è la lezione che ci hanno lasciato i Nove Martiri. Questa è la loro eredità.
Nove nomi che appartengono alla storia di Verucchio.
Nove uomini ai quali, oggi, rivolgiamo il nostro affetto, il nostro ricordo e la nostra più profonda gratitudine.
Che la loro memoria continui a vivere nelle nostre famiglie, nelle nostre scuole, nelle nostre istituzioni e soprattutto nelle nuove generazioni.
Perché ricordare significa scegliere, ogni giorno, la libertà, la democrazia e la pace.
Grazie a tutti voi per essere qui.
Buona domenica e viva la pace, viva la libertà e la democrazia, viva la memoria dei Nove Martiri di Verucchio.
Lara Gobbi Sindaca di Verucchio
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Il 21 settembre 1944 soldati tedeschi uccisero a Verucchio nove civili: Antonio Achilli di 55 anni; Lazzaro Berardi, 56 anni; Giuseppe Bracchini, 28 anni; Luigi Brigi, 58 anni; Pietro Celli 63 anni; Luigi Filippi, 66 anni; Primo Foschi, 31 anni; Paolo Moretti, 57 anni; Gregorio Zavatta, 53 anni.
La strage fu eseguita da un reparto del 993° Reggimento Granatieri, 278ª Divisione, che si stava ritirando dal paese, mentre gli alleati stavano entrando a Rimini, a soli 15 km di distanza. Un soldato tedesco in retroguardia, Heinrich Harre, era rimasto ucciso in Via dei Fossi, non si è mai appurato se per una bomba a mano lanciata da partigiani o per le schegge di un colpo d'artiglieria. Avvertito dai commilitoni, il reparto tedesco invertì la marcia per consumare la rappresaglia contro i civili, secondo la feroce regola "dieci per uno" applicata dalle truppe del Terzo Reich. Durante la mattinata furono quindi rastrellate dieci persone, cittadini verucchiesi e sfollati prelevati nei rifugi. Tre di loro, Lazzaro Berardi, Luigi Brighi e Gregorio Zavatta, tentarono la fuga ma furono uccisi per le strade. I restanti sette civili furono costretti a seppellire il soldato tedesco e i tre italiani già colpiti, quindi si procedette alla fucilazione che avvenne attorno alle ore 14,30. Sfuggì alla morte solo il sedicenne Umberto Bonfé, risparmiato dal plotone di esecuzione perché riconosciuto da un militare tedesco cui aveva donato un impermeabile.
Alle 16,30 di quel 21 settembre entrarono in Verucchio le prime pattuglie di fanti della 46a Divisione britannica.
La strage fu indagata inizialmente nel 1945, con la raccolta di testimonianze di cittadini del paese, ma il fascicolo finì nel famoso “armadio della vergogna”. Nel 1996 l'inchiesta fu riaperta dal Tribunale militare di La Spezia, individuando come responsabili due marescialli tedeschi identificati però solo con i nomi generici di Willy e Ricardo. Tre anni dopo l’impossibilità di identificare i responsabili condusse pertanto all'archiviazione.
Il luogo della fucilazione è oggi un parco dedicato alla memoria dei “Nove Martiri”, con un cippo che ricorda il loro eccidio. Via dei Fossi, oggi denominata “Sentiero dei fossati”, dove venne ucciso Heinrich Harre, e i punti dove furono falciati Berardi, Brighi e Zavatta, fanno parte del percorso dei “luoghi della memoria” di Verucchio.
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